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domenica 15 novembre 2009

VOSTRO ONORE, LEI NON PUO’ ‘TWITTARE’!



Mentre in USA sempre più giudici guardano con favore all’uso di Twitter in aula, la vecchia Albione va in controtendenza.
La BBC riporta infatti la notizia di un magistrate, Steve Molyneux, costretto a presentare le dimissioni, a seguito di formale lagnanza da parte di un collega, per aver usato Twitter messaggiando a proposito di alcune cause trattate dalla corte della cittadina di Telford, nel Shropshire.

Molyneux, che esercita da ben sedici anni, si difende sostenendo di non aver compiuto alcun illecito e di non aver arrecato pregiudizio alle cause in esame, in quanto l’oggetto dei suoi tweet verteva su argomenti già resi di pubblici in corso di udienza.

Le motivazioni del suo gesto sarebbero unicamente dettate dalla volontà di rendere trasparente il sistema giudiziario. In quest’ottica, i suoi tweet sarebbero un servizio alla comunità, la quale, del resto, avrebbe letto le stesse cose attraverso l’edizione serale del quotidiano locale.

In Gran Bretagna, le magistrates court sono le corti penali di grado inferiore formate solitamente da tre magistrati. Sono molto efficienti, perché esauriscono il 95% del contenzioso, garantendo l’ordine sociale delle comunità cittadine. Hanno anche una limitata competenza civile su alcune dispute in materia di diritto di famiglia, sulle scommesse e i giochi d’azzardo e sulla regolazione delle licenze per la vendita di bevande alcoliche.

(Bartolo da Sassoferrato)

giovedì 12 novembre 2009

L'AVVOCATO DA REMOTO


L'idea è venuta a un'avvocatessa di S.Francisco, Andrea Chavez.

Si tratta di uno studio legale - il Virtual Law Partners - i cui membri, organizzati in rete, operano tutti da remoto, grazie a device fissi e mobili che sfruttano la tecnologia più avanzata oggi a disposizione.

Intuibile il formidabile abbattimento dei costi di gestione e le potenzialità del cosidetto time-management a disposizione del singolo.
Ma l'idea funziona davvero?
Pare proprio di sì: dopo undici mesi di attività, lo studio vanta uno staff di ben quaranta avvocati e l'approccio inizia a essere copiato anche da altri studi americani.

Sino ad ora lo 'studio virtuale' si è occupato di transazioni, ma recentemente è stato aggiunto un esperto in diritto del lavoro, il che significa che c'è volontà, spazio e richiesta per esplorare altri terreni.

Può capitare che, in via straordinaria, si richieda allo staff di riunirsi fisicamente, ma si tratta di un'eccezione che la Chavez è ben lieta di gestire nella propria spaziosa casa nei pressi del quartiere di Haight-Ashbury. Mascotte per tali eccezionali eventi, i suoi due cani Riso e Zorro.

"Posso ricevere chiamate dovunque mi trovi" - dice la Chavez, che quando esce a far passeggiare i cani usa apposite cuffie ricetrasmittenti e la cui giornata lavorativa copre poco più di quella di un impiegato, dalle otto di mattina alle cinque di sera.

Ciò che viene risparmiato in termini di costi gestionali viene suddiviso in benefici fra gli avvocati dello staff, cui è lasciato il 65% del proprio fatturato (con un 20% addizionale nel caso in cui gestiscano un intero progetto)e clienti ai quali si offrono prestazioni a costi competitivi (in alcuni casi pare addirittura dimezzati rispetto alla media) senza che la qualità ne risenta.
Il residuo va allo Studio, mentre i costi di assicurazione vengono ripartiti fra tuttii membri.

Senza trascurare l'ottica di molte società americane, lo Studio promuove anche lo sviluppo di stretti legami umani, oltre che lavorativi, fra i membri dello staff, organizzando all'uopo serate e party con le famiglie.

I risultati parlano da soli: mentre gli altri studi legali americani, complice la crisi mondiale, dal febbraio scorso hanno iniziato a foltire gli organici, il VLP ha raggiunto il più alto fatturato realizzato.

(Bartolo da Sassoferrato)

martedì 20 ottobre 2009

COME TI INTRODUCO TWITTER IN TRIBUNALE


Gli USA, l'Australia e la Gran Bretagna si dimostrano i Paesi più all'avanguardia per quanto riguarda l'uso di Twitter applicato al campo legale.

Il vero pioniere è stato il giudice federale americano Thomas J. Marten, che la scorsa primavera ha concesso al giornalista Ron Sylvester del Wichita Eagle di usare Twitter per seguire il dibattimento di un processo a carico di una gang e di trasmettere così aggiornamenti in tempo reale alla propria testata.

Sylvester, il cui account su Twitter si trova a questo link, aveva in realtà già usato la piattaforma in altri processi nelle corti statali, ma mai prima d'ora in una corte federale.
Infatti le procedure federali generalmente proibiscono in aula l'uso di telecamere, computer e microfoni, anche se il Congresso sta spingendo per consentire l'introduzione di tali mezzi in tribunale, qualora il giudice lo ritenga opportuno. E Twitter potrebbe essere proprio la testa d'ariete in grado di sfondare il muro di diffidenza delle toghe.

Il giudice Marten, in proposito, ha dichiarato che "maggiore è la misura di ciò che possiamo fare per aprire il processo al pubblico, maggiore sarà la comprensione da parte del pubblico".

In Australia la toga 'illuminata' appartiene invece al giudice Dennis Cowdroy, che ha permesso a due cronisti del ZDNet Australia di usare Twitter per seguire il caso di pirateria che è al suo vaglio.

Cowdroy ha sostenuto che "il pubblico ha un diritto legittimo di essere pienamente informato dei procedimenti, in particolare quelli che hanno attirato un interesse considerevole. Usare Twitter può servire per informare il pubblico in modo più veloce e completo rispetto a ciò che consentono i media tradizionali”.

E sempre a proposito di Twitter applicato alla giustizia, è notizia recente quella di un commentatore politico britannico che avrebbe ottenuto l'autorizzazione del tribunale di inviare un'ingiunzione 'cinguettata' per inibire l'uso di un falso account aperto a suo nome. La testata Punto Informatico ha riportato dettagliatamente la vicenda a questo link.

(Bartolo da Sassoferrato)

domenica 18 ottobre 2009

TEMATICHE LEGALI PER I SITI WEB


Qualche segnalazione utile in merito all’attenzione, anche sotto il profilo giuridico, che un sito ben fatto richiede.

A questo link, in Italiano, un riepilogo sulle condizioni d’uso, sul trattamento di dati e su alcuni problemi relativi all’altrui proprietà intellettuale che è sempre necessario tenere presente a scanso di potenziali conflitti.

A questo link, in Inglese, un utile generatore interattivo per ottenere un modulo di policy disclosure e a quest’altro un secondo, analogo generatore per ottenere un modulo sulla privacy.

Chiaramente, negli ultimi due casi, si otterranno documenti modellati in base alla legislazione americana ma, tenendo conto degli opportuni 'mutatis mutandis', si tratta di due strumenti utili per configurare una prima bozza da sgrezzare e dettagliare successivamente.

(Bartolo da Sassoferrato)

giovedì 8 ottobre 2009

TWITTER SCAMPA D’UN SOFFIO ALLA SUA SECONDA CAUSA


E' durata solo un giorno la seconda vertenza giudiziale di Twitter, sollevata dal distributore di gas Oneok Inc.

L’accusa era di violazione del marchio, e visto che recentemente quello di Twitter è stato quantificato in un miliardo di dollari la richiesta risarcitoria poteva costare salato.

La causa scatenante è stata permettere a un utente anonimo di usare il nome ONEOK - laddove su Twitter esisteva già un account ufficiale di Oneok, denominato ONEOKNews - e di ‘twittare’ in almeno un paio di occasioni notizie sulla società, dando così l’impressione che si trattasse di un portavoce riconosciuto.
Velocissima la reazione di Oneok, che dopo aver mandato una mail a Twitter con richiesta di chiarimenti, a fronte del rifiuto di quest'ultima di fornire dettagli sull’account e di trasferirlo alla società, ha depositato fulmineamente una citazione presso il tribunale del distretto di Tulsa.

Solo a questo punto Twitter ha accettato di trasferire l’account ‘malandrino’ a Oneok, che ha conseguentemente abbandonato subito la causa.

La vertenza getta luce su interessanti implicazioni, in quanto la crescente popolarità di Twitter e la sua peculiare natura, che in alcuni casi assume qualità miste di marchio e testata assieme, darà sicuramente adito a problemi simili a quelli riservati ai marchi di servizio e ai domini.
Molti utenti infatti usano Twitter per produrre contenuti e veicolare informazioni ufficiali riguardanti la propria attività e non è difficile immaginare che i segni distintivi, ma anche le implicazioni col diritto d’autore, sono cani dormienti pronti a svegliarsi.

Resta ancora in essere, comunque, la causa La Russa, originata lo scorso giugno da un tizio che si era spacciato per il manager della squadra di baseball Cardinals di St.Louis. Il comportamento aveva così provocato l’ira del manager autentico, il quale ha citato Twitter per violazione e annacquamento di marchio, cybersquatting e falsa appropriazione di nome e di rappresentazione internazionale.
E’ stata proprio questa vertenza a indurre Twitter a mettere a punto un servizio, ancora in beta, di verifica dell’account, che si concreta nell’apposizione di un bollino azzurro con una spunta nell’angolo superiore destro del profilo. Il controllo operato da Twitter si basa sulla semplice idea di verificare che nel sito o in qualsiasi canale ufficiale del presunto titolare dell’account ci sia effettivamente un link al medesimo.

Chi desidera farsi verificare, perché si trova alla prese con usurpatori, può compilare il modulo che trova sotto forma di link al penultimo questa pagina http://twitter.com/help/verified


(Bartolo da Sassoferrato)